La Lingua dei Medici: un Idioma Sconosciuto

Cari amici, ma soprattutto cari nemici del Blog Caco, bentornati ad una nuova puntata delle avventure dello Zio.

Grazie alle insistenze della mia compagna di vita e di avventure, anche vostro Zio deve sottoporsi a controlli medici, che possano confermare lo stato di forma abbastanza invidiabile.
Decido quindi di presentarmi dal medico di base per chiedere un’impegnativa piuttosto impegnativa; infatti la mia lontananza dai centri analisi da ormai diversi anni, mi obbliga a redigere una lista di esami infinita.

I medici, nessuno escluso, hanno una caratteristica che mi ha sempre incuriosito: scrivono tutti nella stessa maniera. Incomprensibile.

tampone ricetta

Ho sempre temuto le varie interpretazioni che ricette e impegnative scritte a mano in lingua Medicale Antico potevano generare; infatti spesso si andava in farmacia per prendere un collirio e ti rifilavano una supposta calibro 34.

Fortunatamente la tecnologia odierna permette la stampa elettronica delle impegnative, in un inoppugnabile Times New Roman che mi mette al sicuro da ogni sorpresa.
Fatto questo sorge un problema: si perché tra i vari controlli che devo fare c’è anche l’analisi delle feci.

Io, che faccio dell’irregolarità un segno particolare riportato perfino sulla carta d’identità, non riesco a cacare a comando, nemmeno con ore di anticipo, a volte neanche con settimane di anticipo.
Decido quindi che alla prima occasione depositerò il campione di concime nella provetta e successivamente fisserò il giorno del prelievo ematico e consensuale consegna del oggetto farcito.

Passano i giorni e nulla finché un mezzogiorno mi tocca correre a casa per eseguire il compito; evito i particolari di questa azione, sappiate però che ora guardo la Nutella con una certa diffidenza.

La provetta e il suo fastidioso contenuto restano per qualche giorno sul davanzale della finestra.
La sera prima della missione al centro analisi, alcune allarmate informazioni sottobanco mi dicono che il campione marrone, lasciato a se stesso per qualche giorno, è ormai contaminato e bisogna produrne uno nuovo.

La notizia mi mette nel panico, perché mi giunge dopo una giornata in cui avevo già dato tutto. Ci siamo capiti.
La notte non dormo, assillato dai pensieri e cercando soluzioni per produrre il campione richiesto. Preso dalle convulsioni inizio ad avere allucinazioni del Top Model Antogno che spinge una palla di sterco verso il centro analisi.

tampone sterco

Alle prime luci dell’alba mi chiudo in bagno e dopo una mezzora di sofferenza esco con un grammo di materia prima strappato al mio intestino e, distrutto nel fisico, ma rafforzato nell’animo, mi presento all’istituto.

Appena entro consegno prontamente le provette con le mie preziose sostanze all’infermiera, fiero come neanche alla banca del seme.

Lei ricambia facendomi sedere ed attaccandomi la cannula per il prelievo del sangue, ma prima di attivare l’aspirazione mi comunica che quel campione, bellissimo e altrettanto profumato, non era giusto.
Scopro infatti che la scritta ‘coltura delle feci’ riportata sull’impegnativa del medico si era trasformata in ‘tampone’.
Cribbio, anche la stampa elettronica in austero carattere univoco mi ha tradito!
La solerte infermiera a questo punto mi porge una confezione con all’interno il famigerato tampone spiegandomi il funzionamento.

tampone tampone

Mentre mi spiega come effettuare l’operazione il mio sguardo si concentra sulla parte scura, che immagino sia il tampone da inserire, ignorando che sul lato opposto c’è il vero tampone, una specie di cotton fioc mimetizzato in bianco.

Ho un sussulto quando l’infermiera mi mostra con un dito fino a che punto dovrò inserirlo, che è circa un centimetro dal tampone vero, ma io sono ancora concentrato sull’estremità scura e quindi atterrisco per quei quindici centimetri di sofferenza che mi aspettano.

Nonostante lo smarrimento affronto con fermezza il prelievo e l’incursione nelle mie aree poco soleggiate, complice l’aver capito il senso giusto di inserimento.

Poco dopo me ne esco dal centro prelievi leggermente sbiadito in viso, abbastanza brutalizzato nel fisico, ma soprattutto nell’animo, vittima ancora una volta della Lingua dei Medici: un idioma sconosciuto.

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2 pensieri riguardo “La Lingua dei Medici: un Idioma Sconosciuto

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