Lo Zio, o chi ne fa le veci, alla SuperD 2012 – Cose Mai Viste

L’Anno Domini 2012 stava passando in modo anonimo salvo un piccolo inconveniente prontamente trattato con Proctosedil, quando sul finire di uno dei mesi di agosto più sudati della storia moderna, mi giunge un messaggio che sarà destinato a trasformare in maniera definitiva l’anno in corso e la mia percezione del senso della vita.

E’ Alessandro, team manager del Gravity Team Lago Maggiore, squadra ciclistica orientata alla disciplina in discesa che ci convoca per la seconda edizione della gara non ufficiale dalla formula inconsueta che ha per nome SuperD.

Ma cos’è la SuperD? Trattasi di competizione su di un percorso nei boschi, principalmente in discesa, con trappola in partenza, 3 check point a base di birra dislocati lungo il percorso, premi per tutti sulla base del numerino applicato alla birra sgolata all’arrivo. Il tempo finale viene preso al termine della birra finale.

La SuperD è un evento imperdibile, unico nella sua unicità e trasversale nella sua obliquità, punto centrale della carriera di ogni ciclista degno di tale nome. Il fatto che sia ad invito, a numero chiuso, in barba alla principali regole che l’agonismo puro ci richiede, la domenica con il sole, con una temperatura amabile, ne fa l’evento ciclistico del secolo al quale è reato non partecipare.

Ma siccome avevo già partecipato alla SuperD 2011 che già era stato definito evento del secolo, mi si pone il seguente dilemma: ma se ho già partecipato all’evento del secolo l’anno scorso, come posso partecipare all’evento del secolo anche quest’anno? Che si tratti per entrambe le edizioni di eventi del secolo, non ci piove. Potrei utilizzare il semplice escamotage sul posizionamento della fine del secolo: prolungando leggermente il XX secolo fino al 2011 e l’inizio del XXI secolo a gennaio 2012, facendo della SuperD 2011 l’evento del secolo scorso, mentre la SuperD 2012 l’evento del secolo attuale.

Geniale, senonchè giocandomi l’evento del secolo subito al primo anno, è chiaro ed ineluttabile che per i prossimi 100 anni dovrei attaccarmi a Stocazzo. Si, Stocazzo.

Questo pensiero mi apre la porta di un mondo che mi si era chiuso in faccia; inattesa e dal profondo, come il mal di pancia che ti assale a colazione dopo il cotechino con il latte freddo, ho la soluzione al problema: alla SuperD 2012 ci mando Padre Fonzio mentre lo Ziofujo resta a casa a separare peli pubici.

Ma chi è Padre Fonzio? Anzi, ch’è il Padre Fonzio?

Padre Fonzio

Padre Fonzio è il consulente spirituale del Top Model più in voga della scorsa primavera, l‘Antogno. Pur essendo un prelato egli risulta rispettato ed amato dalla moltitudine per la sua mancanza di pulsioni sessuali, non chiede soldi, non ti maledice senza una ragione, dice alcune parolacce ed ha sempre una risposta per ognuno nelle situazioni in cui la speranza è già morta da un pezzo. E poi è bellissimo, ma non come l’Antogno.

Padre Fonzio è la soluzione di tutti i mali del mondo, sebbene la sua esistenza sia tormentata dalla presenza di Mao Ronny, un folletto che vive in prossimità delle alpi svizzere, area della quale ha subito assorbito l’accento. Stocazzo.

Lascio a Padre Fonzio il seguito del racconto.

Figliuoli, pace e bene.

Quel giorno stavo pregando che la pelle del salame di cinghiale si staccasse in una volta sola senza farmi smadonnare, quando sull’altro lato del confessionale si presenta lo Ziofujo che mi incarica di portare la pace ad un gruppo di scalmanati ciclisti nei pressi di Cambiasca in provincia di Verbania.

Nonostante la località sia prossima a quella dove vive il folletto Mao Ronny, me ne infischio delle eventuali conseguenze che patirò ed accetto con uno ‘Stocazzo’ affermativo.

I prelati come me quando viaggiano devono avere dei punti di ritrovo nei pressi di luoghi religiosi, quindi mi viene dato appuntamento a Ghevio in prossimità della chiesa con i Lupi del Cornaggia featuring il Tettabeta (come nelle produzioni discografiche più in voga del momento), per poi dirigerci per mezzo dei loro mezzi al cimitero di Cambiasca.

Le fasi di partenza e viaggio sono rallentate, volutamente, nel ricordo della gran sudata patita lo scorso anno a causa del fantozziano anticipo con cui ci si era presentati al parcheggio cimiteriale. Anche se non c’ero lo so, sono prelato.

Nonostrante il viaggio abbondantemente entro il codice, giungiamo in sufficiente anticipo per avviare le pratiche di sudorazione, contro le quali ognuno opta per le soluzioni più ingegnose.

Nudisti

I figliuoli si radunano e devo ammettere che si tratta proprio di una bella compagnia, tutti felici, pronti a ricevere e piazzare la tabella numerata sul proprio velocipede per poi caricarlo sul potente Daily verde che ci permetterà di raggiungere la vetta senza sforzo apparente. Una violenta fitta al fegato ed una serie di vocali aperte, però, annuncia l’arrivo di Mao Ronny; subito la mia aurea papale viene indebolita.

Giunti in quota apprendiamo da Ale le modalità della partenza; lo scorso anno c’era da montare la ruota alla bici, quest’anno invece si parte sempre di corsa tipo LeMans, ma senza una scarpa da raccogliere in un mucchio selvaggio.

Breefing pre partenza, benedizione dei partenti, foto di gruppo, qualche rutto, alcuni peti anticipano la strombazzata che da il via alla gara, perchè di gara si tratta. Santo Cielo.

benedizione agli atleti

gli atleti della SuperD 2012

La partenza, per quanto mi riguarda, è delle migliori: inforco prontamente scarpa + bici e mi presento all’imbocco del sentiero tra i primi, quando una fitta al fegato e uno zaino di vocali aperte mi annuncia che Mao è contemporaneamente a me all’imbocco del sentiero. Il motto ‘Mao davanti e dietro tutti quanti’, mi suggerisce di far sfilare il forte folletto cannobbino.

Ci lanciamo per il percorso che è bellissimo anche più di noi tutti messi insieme; mentre i primi sono già lontani, Mao conduce abilmente il suo velocipede color melanzana finchè non si cappotta su mio suggerimento ed io ne approfitto subito per transitargli sul pizzetto e sopravanzarlo. Più avanti mi sdraio con bicicletta al seguito per assaporare il profumo del sottobosco nei pressi di una rete metallica, ma ciò non mi impedisce di mantenere la posizione su di un Mao scatenato che nel frattempo funge da tappo a Speda.

Senza trovare i tagli al percorso che tanto avevano agevolato lo Ziofujo nella scorsa edizione, giungiamo al primo rifornimento birra, gestito come consuetudine dai genitori di Ale con un’eleganza e ordine che stride particolarmente con la confusione muflonesca degli individui che sostano ad abbeverarsi.

Check point birra 1

Riparto mantenendo la posizione, si entra nel paese dove vige la bandiera gialla con divieto di sorpasso e dopo gli insulti rimediati da una signora, inizia la salita, da alcuni chiamata falsopiano, per quel che mi riguarda trattasi di Via Calvario. Neanche il tempo di buttare giù un dente che mi superano, spettinandomi, Vasile, Davide e Seba; mi raddrizzo a fatica il tanga clericale girato dallo spostamento d’aria del sorpasso e inizio la lunga pedalata verso il secondo rifornimento birra che raggiungo poco dopo essermi auto dato l’estrema unzione.

Check point birra 2

La seconda birra è ostica, come sempre; neanche all’aperitivo in parracchia quando mi si attacca l’ostia al palato ci metto così tanto a deglutire qualcosa e Stefano mi supera mentre cerco di ricostruire il mio stato di famiglia. Affronto la prima parte del sentiero con rispetto e benedico i fotografi sul percorso; poi riprendo le forze e proseguo a testa bassa, spingendo sui pedali, entro in trans agonistica e non vengo nemmeno distratto dalle frecce che mi spingono a girare a destra per chissà dove, mentre io continuo dritto verso la meta.

Mentre pedalo dritto verso la meta però inizio a nutrire alcuni dubbi sulla correttezza del percorso; in queste situazioni bisogna affidarsi a Stocazzo che prontamente chiamo, ma il numero verde è occupato…. Decido di tornare sui miei passi quando una fitta al fegato e una cariola di vocali aperte mi annuncia l’arrivo di Mao Ronny con un piccolo gruppo di prodi atleti; un ‘cazzo fai Padre?’ mi fa girar la bici e ripartire verso la meta poco fa ripudiata e insieme raggiungiamo l’ameno abitato di Arizzano, distante alcuni Km dal punto più vicino al vero percorso.

Dopo varie peripezzie recuperiamo la retta via e sul punto incriminato vedo una quantità di indicazioni a che mostrano dove bisognava girare, roba a prova di imbecille, ma non a prova di prelato che spinge indomito sui pedali.

L'incrocio invisibile

Recuperato il percorso originale con solo un paio di giorni di ritardo rispetto ai nostri compagni di gara, il gruppetto composto da Mao, Padre Fonzio, la fitta al fegato e un gerla di vocali aperte raggiunge a sorpresa il terzo ristoro birra, come lo scorso anno è la birra che va giù meglio. Anzi, che è la birra che va giù più meglio.

Riprendiamo il sentiero per goderci l’ultima bellissima parte e raggiungere prima del tramonto l’arrivo dove ci aspetta l’ultima birra, quella finale che, in base al numerino appiccicato sopra, ci riserverà l’ambito premio.

Check point birra finale

Alla facciazza del clero, mi sgolo la bottiglia in pochi secondi mentre Mao tra una chiacchera e l’altra ci mette tutta l’estate, tanto che credo che alla fine in realtà la birra non l’abbia nemmeno bevuta, ma è semplicemente evaporata.

E’ ora del buffet e della premiazione momento in cui finalmente si beve della birra.

A vincere la gara e il buono per una cena per due quest’anno è Francesco Formichi, punta di diamante del Gravity team, secondo al traguardo dietro ad Ale, che essendo organizzatore, conoscitore del percorso, ma soprattutto un vero Signore, cede a lui il primo posto.

Non mi resta che benedire questa giornata, che prosegue degnamente in località Pub O’Connors a Verbania dove il divertimento raggiunge livelli da attacco cardiaco.

Grazie ad Ale, braccio e mente della SuperD, a tutti quelli che hanno aiutato, ai Lupi, a tutti gli amici. W la SuperD, W il Gravity Team.

Fin qui quella che ho raccontato è una storia vera, unica e particolare; e sebbene alcuni passaggi possano sembrare paradossali, tragicomici ed irreali, in realtà corrisponde tutto al vero.

Ora invece vi racconto una breve storia che invece è inventata, perchè se è vero che la realtà spesso supera la fantasia, è anche vero che a tutto c’è un limite… Quindi questa vicenda devo essermela sognata dopo aver mangiato un metroquadrato di cotiche con il latte e nesquik, perchè non può essere vera: questa è la storia di

Mao e il casco sgummato

Alla fine della SuperD, quando anche il buffet e le premiazioni sono state fatte, Padre Fonzio indice una breve gara di sgumme prima di tornare al parcheggio del cimitero.

Il regolamento è semplice: partenza in bici tra i due scivoli del parco giochi, rincorsa di una trentina di metri per prendere velocità per poi tirare la sgumma più lunga.

Per delimitare l’inizio dell’area di sgumma, il prete, che poi sarei io, dispone la sua bici su un lato ed il casco ad un paio di metri.

Bici e casco delimitano l'inizio sgumma

I concorrenti dopo la rincorsa rettilinea passano tra bici e casco iniziando la sgumma. Mentre una parte dei partecipanti ed aiutanti sono impegnati a discutere con un abitante della zona che sostiene che la domenica sia vietato divertirsi, gli atleti impegnati nella gara di sgumme si cimentano nei vari tentativi, mentre Padre Fonzio modera la gara e sposta il picchetto ogni volta che il record di sgumma viene superato.

Una fitta al fegato ed un cesto in vimini di vocali aperte mi induce a cercare la sagoma di Mao Ronny: a questo punto noto che dal gruppetto che discute con l’affabile paesano, si stacca Mao che comunica ad Andre una frase del tipo ‘Adesso, siga in bocca e vedi che sgumma ti tiro’.

Con una partenza leggermente appesantita, il folletto canobbino in sella alla due ruote melanzana raggiunge l’area scivoli, zona di partenza del contest di sgumme, parte per la rincorsa con una sbandata che lo porta quasi a schiantarsi contro un castagno li per caso, in prossimità della zona sgumme affianca e supera senza sforzo apparente una lumaca, e, puntando dritto sul casco del prelato, lo travolge sgommandolo con la ruota dietro.

Il casco si smonta esplodendo in vari pezzi mentre Mao Ronny gli da anche un colpo di reni per per allungare la sgumma di 5 centimetri.

La folla è allibita, io di più mentre guardo il baldo sgummatore che saltando giù dalla bici si accorge della malefatta e sotto gli occhi della moltitudine prende il pezzo più grande di ciò che rimane del casco e passandomi davanti lo nasconde nella vegetazione poco lontano.

Poi torna verso il luogo del misfatto, mi avvicina mentre io giaccio con la bocca aperta senza verbo proferire e mi chiede sottovoce ‘Oh, ma di chi cazzo era il casco?’

Tutto ciò non può essere vero.

W Mao e bella raga ce la viaggiamo in Stalla!

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