Lo Zio alla SuperD – La nuova frontiera della mtb

Tempo fa Ale ci aveva avvisati che stava bollendo in pentola qualcosa di grosso, molto più grosso e succulento di uno stinco al chianti; quando ci ha comunicato che a Settembre si sarebbe tenuta la SuperD, gara ad inviti dalla formula inusuale, ed io rientravo nell’elite degli ospiti, ho subito depennato tutti i miei impegni previsti per Settembre, tra cui manicure, saggio di danza, viaggio su marte, intervento per diventare donna, fucilazione della camera da 29 ed inserimento di uno spezzone sotto il tavolo della cantina.
Causa maltempo salta la prima data utile, ma sette giorni dopo viene confermata la gara; la settimana bonus mi permette di programmare alcune uscite di allenamento tecnico per i trail nei boschi, più alcune sedute di ripetute su asfalto oltre alla sistemazione della bici in ottica gara inclusa la revisione dell’impianto frenante. A causa di un paio di impegni mi ritrovo a rimandare il training, le ripetute, la manutenzione e lo spurgo del freno dietro alla domenica della gara. A ciò si aggiunge un metro cubo di feci che sarebbe utile depositare nella latrina prima del evento. Il programma serrato non mi spaventa… ho fatto di peggio altre volte anche se non ricordo quando, dove e chi; programmo la mia giornata al secondo, calcolando di essere a Ghevio per le 15.00 dove i Lupi mi caricheranno sui loro potenti automezzi. Tutto procede leggermente più lentamente del previsto infatti alle 14 e 20 sono ancora seduto al tavolo di un ristorante di Arona con la famiglia di cui io sono lu Re. Accortomi dell’orario impietoso dico ‘capperi’ saluto tutti anche gli sconosciuti, stringo la mano al sorridente gestore e scappo verso la mia sobria autovettura parcheggiata solo due miglia marine più in la. Dopo alcune centinaia di metri sento la mia azione parecchio appesantita, penso sia colpa della trippa alla cipolla o dei quattro tiramisù, quando mi accorgo di aver attaccato alla mano ancora il gestore, che con un sorriso più stretto mi mostra il conto da pagare… che sbadato questo zio. Saldo con delle banconote e lascio di mancia un santino di Cicciolina su un coso da 29. Salgo verso casa a velocità prossima alla trasfigurazione, prendo bici, ruote, protezioni, cambio, acqua, berretto, integratore, caco, camicia, pantalone, caco ancora, calza di ricambio, multitool, sacca idirica, casco, carico tutto in auto e parto a razzo, faccio inversione e torno a prendere l’altra calza di ricambio. Nella strada che percorro verso il ritrovo, faccio due ripetute con l’auto e un po’ di discesa tecnica infilando due ruote nel canale di scolo.
Raggiungo i Lupi, attrezzatissimi in tutto e per tutto e ci avviamo degnamente al punto di ritrovo dove giungiamo quasi primi. Abbiamo tutto il tempo per prepararci con calma e sudare l’equivalente in litri del lago d’Orta.
La gara si svilupperà in questo modo: salita con pulmino e carrello più auto al seguito (roba di classe, moquette per terra, luci a led azzure, lucidato a nuovo; i Lupi ed il sottoscritto prendono subito possesso del mezzo, sudandoci dentro in attesa della risalita), partenza di corsa tipo LeMans montaggio della ruota anteriore depositata a destra su bici depositata a sinistra. Si parte, il gruppo di 21 agguerriti invitati parte chi al galoppo chi al trotto, monto la ruota anteriore e in neanche un quarto d’ora sono pronto a tuffarmi nel sentiero preparato alla perfezione. Subito vedo un gran taglio, che affronto spavaldo; Paul si infila sapientemente dietro di me sapendo del mio fiuto per i tartufi. Quando rientriamo nel percorso abbiamo perso solo tre posizioni, zio fujo namber uan.
Proseguo indefesso nella discesa, altri tagli più riusciti mi permettono di non guadagnare niente. Arriviamo al primo ristoro di birra dove i genitori di Ale si trovano davanti ad uno spettacolo mai visto: una ventina di individui di ogni età, vestiti tipo alberto camerini, puzzolenti come cinghiali che affondano le fauci nel liquido luppolato.
Riparto con Paul che mi supera al ristoro e mi viene in mente che dovevo fare una cosa stamattina ma non ricordo più cosa; inizia la discesa su asfalto e al primo tornante il freno dietro va a vuoto… ecco cosa dovevo fare, lo spurgo del freno! Chiudo la curva grazie ad un peto e proseguo la discesa… inizia il falsopiano in salita, oggi particolarmente falso. Supero un Paul che risente dell’ultima uscita in bici al SolcioSolcio di tre mesi fa e proseguo vedendo in lontanaza il Lupo Marco. In stato vegetativo arrivo al secondo ristoro dove bevo con gran fatica la seconda birra; riparto con Marco davanti e insieme scendiamo a mo di trenino lima, ma più piano. Sopravviviamo ai tornantini ed ai passaggi rocciosi quando, in stato di semi incoscienza veniamo sopraffatti dal terzo ristoro; nonostante lo spavento questa birra viene deglutita più allegramente e sempre allegri affrontiamo divertiti l’ultima parte della gara. Emetto alcuni suoni gutturali e nell’aria davanti a me si formano delle onde spaziotemporali tipo quando in star trek appariva la nave romulana. Entro in una di queste onde spaziotemporali e ne esco 10 metri prima di dove sono entrato… non ce n’è, oggi non sono fortunato nei tagli… Con la birra ormai in circolo l’ultima parte di percorso è uno spasso, arriviamo al traguardo in allegria e dopo una sacrosanta sgumma affronto la birretta finale cautelandomi di non incorrere nella famigerata numero 20, la birra mortale che fortunatamente sta già fermentando nello stomaco di Speda.
Seguono altri arrivi, tutti festanti e allegri seguiamo la premiazione finale con premi per tutti! La classifica finale stilata in tempo reale da Clavicola vede Ale vincitore della gara, ma in quanto grande organizzatore, cede il primo premio (un prestigioso pacchetto per un uichend adrenalina) a Ciocca, che si classifica secondo assoluto anche con una ruota bucata. Bianconi e Mao si portano a casa il prestigioso incursore colorato, mentre lo zio si sollazza con una pinta di detersivo per bici, un messaggio subliminale riguardo alla mia cura per le bici? Cappellino O-Connor pertutti da indossare rigorosamente con visiera dritta e orecchie dentro al cappello.

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