Lo Ziofujo in un Giro in Solitaria

Dopo l’enigma dei nodi pelvici, torniamo alle riedizioni in versione Platinum de ‘Le avventure dello Ziofujo’ oggi con un racconto di una mia breve uscita in bici sulle colline sopra il lago.

Non era un giorno buio e nemmeno tempestoso, anzi era proprio una bella giornata e, sebbene dovessi fare manutenzione alla bici da settimane, quel sabato decisi di uscire ugualmente accompagnato da una polifonia di cigolii. Come si dice di solito, l’aria tiepida e il cielo terso vuole lo Zio uscito.

Dopo mezzora di pedalata, non riuscendo più a coprire il frastuono della trasmissione con i miei simpatici miasmi intestinali, ho deciso di intervenire in modo drastico. Mi fermo, scendo atleticamente dalla sella(bassa), mi tolgo il guanto destro e lo getto a lato; infilo con decisione la mano in tasca e dopo un breve assestamento scrotale, metto il volume dell’ipod a palla e riparto con andatura baldanzosa. Come d’incanto non sento più nessun cigolio. geniale come sempre questo ziofujo. Dopo 10 minuti di allegra pedalata mi accorgo di non avere un guanto e torno indietro a cercarlo. Diabolico questo ziofujo nel suo essere smemorato.

Risolti i soliti problemi di convivenza con me stesso proseguo il giro e pedalo verso la dorsale passando per l’alpe del bosco; tra i rami spogli di betulle di intuisce la presenza del Monte Rosa; in verità è bianco, ma si dice che alla mattina presto sia rosa… miracoli del caffè corretto.

I sentieri sono belli e deserti, solo cacciatori a spasso con i loro cani… fortunatamente la mia sagoma cinghialiforme non li trae in errore; e meno male dato che porgendo spesso le terga agli individui armati, non vorrei fare la fine di CiccioBomboCannoniere. In compenso attiro l’interesse olfattivo dei cani al seguito. Qualcosa di me puzza, anzi, mi puzza che qualcosa di me puzza. Perdo cinque minuti in questa dissertazione olfattiva giustificandomi con me stesso con la solita frase ‘non sono io, viene da fuori’…

Forse per l’alone gassoso che mi ci circonda, forse perchè è da un po’ di tempo che non ci vado, decido di farmi il Gasometro 1; il Gasometro 1 è un sentiero che ho arrogantemente battezzato io stesso, con molta fantasia dato che si sviluppa sopra la traccia del gasdotto.  Tecnicamente parlando e, come dicono i giovani, il gasomentro spacca! Più probabilmente sono le pietre smosse che saltano sullo stinco che ti spaccano.

Il gasometro 1 dispone sia di una pietraia dissestata che di una bella vista sul basso lago, particolarmente appagante e romantica soprattutto se si è puzzolenti ed in compagnia di una bicicletta cigolante. Dopo un breve sospiro, mi butto a capofitto nella discesa raggiungendo velocità prossime a quelle dei gatti di marmo.

Il giovane ziofujo, che in questo momento dovete immaginare in posa plastica ed elegante con poca pancia perchè trattiene il fiato, conclude il giro per niente infastidito dalla presenza di se stesso, potendosi considerare soddisfatto sotto più aspetti, che ora non ricordo.

Lo Ziofujo ed il Mistero dei Nodi Pelvici

Come tanti di voi anche vostro Zio è affascinato dal paranormale, dalle cose inspiegabili, ufologia, meteorismo, nanismo, onanismo, reincarnazione, emissione di suoni non articolati, il tutto a patto che si risolvano in situazioni comiche.

Si perché quello che voi conoscete come Ziofujo, principe della novella moderna, declamatore della seduta defecante, cavaliere del peto soffiato, è in realtà un cacasotto da competizione, affascinato dal paranormale a condizione che si risolva nel più materiale paraculismo, o altre pratiche che spazino dal revisionismo storico al grottesco fino alla comicità più bassa, tipo ‘tira il dito’.

Capirete bene la mia curiosità soffocata da preoccupazione di fronte ai misteriosi nodi pelvici riscontrati sul mio corpo in località Pube. Tempo fa iniziai a notare al mio risveglio, oltre ad una sudorazione eccessiva e ad uno stato di generale affaticamento, anche la presenza di nodi a livello pelvico che univano due o più peli pubici.

Analizzando da vicino i nodi, utilizzando il sistema dannunziano dell’asportazione delle costole, non riconoscevo nessuna delle tipologie di nodi marinari conosciute dal genere umano.

Nonostante fosse un periodo difficile della mia vita, avevo appena inventato il neologismo ‘aereofagia’ (meteorismo a bordo di velivoli) ed ero già alle prese con il mistero del cotone nell’ombelico, decisi di affrontare la situazione con il pragmatismo dello scienziato: dopo una breve analisi della situazione e con l’aiuto di alcune teorie del Divino Otelma, giunsi alla conclusione che i nodi pelvici erano opera degli alieni che stufi della concorrenza degli umani nel settore dei cerchi nel grano si erano specializzati nelle strutture reticolari a livello pelvico.

Giungere alla soluzione del mistero in così breve tempo mi aveva rinfrancato e così iniziai a scrivere un libro sull’accaduto dal titolo ‘Reticolati pelvici nella società aliena’, mentre con le lenzuola sudate creai una mostra dal titolo ‘La sindone sconsacrata’.

Sembrava tutto chiaro nella mia vita ora che il mistero era risolto, quando un giorno decisi di analizzare i campi elettromagnetici alieni presenti nei pressi di uno dei nodi pelvici. Sorprendentemente però il mio rilevatore, una bussola di Topolino rivestita di salsa guacamole, non evidenziava nessun campo magnetico. Dannazione, il rilevatore non aveva mai fallito, nemmeno quella volta che non avendo guacamole avevo usato una salsa verde scaduta da due lustri. Ero ripiombato nella depressione, ai livelli dei giorni seguenti al sondaggio dello zio più famoso del mondo,  quando fui battuto dallo Zio Jesse di Hazzard.

Fu il periodo più nero della mia esistenza, ma proprio nel momento di maggiore depressione ricevetti un incarico dall’ACI, Associazione Coprofagi Italiani: l’epistola diceva ‘Agente Ziofujo, devi recarti sotto copertura a Roma per testare il nuovo Aspiraguano 2.5 sulle statue del Pincio. PS: questa epistola si decomporrà in 150 anni.’

Informo la famiglia che si parte per un finesettimana a Roma, mi camuffo facendomi col pettine la riga a destra diventando così irriconoscibile ai più, e, dopo un bidet, partiamo; questa nuova missione mi aveva finalmente fatto dimenticare la disperazione del mistero dei nodi pelvici ancora irrisolto; stavo ritrovando la serenità quando, nei pressi della scalinata di Trinità dei Monti, la mia bimba piccola fingendo un malore inesistente riesce a farsi prendere in braccio dall’agente segreto Ziofujo. La piccola in pochi secondi decide di approfittare della sua posizione in braccio al padre Zio, addormentandosi in modo profondo con tanto di sbavata sulla spalla.

Proprio in quel momento un dolore pungente mi sferza l’inguine, poco dopo sento le gambe imbrigliate, la camminata si fa sempre più difficoltosa, i movimenti degli arti inferiori limitati come quando al centro benessere le immergo nel creme caramel.

A fatica raggiungo il tavolo di un bar; capii subito che era colpa dei nodi pelvici che mi stavano bloccando i movimenti. Cercando di nascondere la situazione alla famiglia ordino in apparente relax un succo di pomodoro, ma quando arriva mi accorgo di non averlo chiesto condito. Rimedio infilandoci dentro il pollice.

Con la solita scusa del cagotto fulminante riesco a recarmi in bagno saltando la coda per analizzare la situazione di persona e giungendo finalmente alla soluzione: il recente aumento del diametro dell’interno coscia ha incrementato lo sfregamento tra le due gambe proprio in zona pelvica; questo sfregamento, che in passato mi aveva già creato problemi di autocombustione pelvica, aveva fatto si che i peli si arrotolassero un con l’altro formando un reticolo inseparabile proprio nell’area pubica; giunto a questa conclusione, mi ricordai che in effetti era un periodo che sognavo di spingere la bici su una salita infinita senza mai raggiungere la cima perché restavo bloccato in un reticolo misterioso.

Tornato in albergo, grazie ad un formidabile balsamo districante di mia moglie, mi libero dai nodi e dopo una bella spennellata di olio d’oliva in zona pubica posso dire d’aver risolto brillantemente il mistero dei nodi pelvici.

Anche stavolta missione compiuta, Zio.

I famosi test dello Ziofujo – Puntata 1

Il test dello ziofujo: COMPRESSE DI GARZA HANSAPLAST


Comode e di facile uso, sono un articolo facilmente inseribile nel bagaglio ciclistico del superendurista; confezione tradizionale ben sigillata facile da aprire anche in situazioni di confusione premorte.
Primo test effettuato durante la SuperEnduro di Torino, dopo un volo sulla ps chiesetta alla velocità di Minchia1 (equivalente a 3,7km/h) con graffio sul quadricipite peloso: ottimo assorbimento del liquido vitale, tenuta discreta fino a fine gara, effetto ceretta limitato.
Secondo test: simulacro di gara a Sestri, giunto in vetta ad inizio ps verifico la tenuta del terreno nell’umidità del mattino e mi rendo conto che gli unici smottamenti risiedono nel mio intestino; mi dirigo nella boscaglia a concimare e utilizzo il prodotto per la pulizia del 16; buono il risultato generale, con morbidezza al massimo livello, mentre qualche appunto sulla permeabilità della compressa.
Non mi resta che dire che il prodotto è ottimo soprattutto per la sua versatilità.

Sicuramente una validissima alternativa all’utilizzo di edera, felci, foglie secche di castagno o, nei casi più infausti, rovi.

Lo Zio alla SuperD – La nuova frontiera della mtb

Tempo fa Ale ci aveva avvisati che stava bollendo in pentola qualcosa di grosso, molto più grosso e succulento di uno stinco al chianti; quando ci ha comunicato che a Settembre si sarebbe tenuta la SuperD, gara ad inviti dalla formula inusuale, ed io rientravo nell’elite degli ospiti, ho subito depennato tutti i miei impegni previsti per Settembre, tra cui manicure, saggio di danza, viaggio su marte, intervento per diventare donna, fucilazione della camera da 29 ed inserimento di uno spezzone sotto il tavolo della cantina.
Causa maltempo salta la prima data utile, ma sette giorni dopo viene confermata la gara; la settimana bonus mi permette di programmare alcune uscite di allenamento tecnico per i trail nei boschi, più alcune sedute di ripetute su asfalto oltre alla sistemazione della bici in ottica gara inclusa la revisione dell’impianto frenante. A causa di un paio di impegni mi ritrovo a rimandare il training, le ripetute, la manutenzione e lo spurgo del freno dietro alla domenica della gara. A ciò si aggiunge un metro cubo di feci che sarebbe utile depositare nella latrina prima del evento. Il programma serrato non mi spaventa… ho fatto di peggio altre volte anche se non ricordo quando, dove e chi; programmo la mia giornata al secondo, calcolando di essere a Ghevio per le 15.00 dove i Lupi mi caricheranno sui loro potenti automezzi. Tutto procede leggermente più lentamente del previsto infatti alle 14 e 20 sono ancora seduto al tavolo di un ristorante di Arona con la famiglia di cui io sono lu Re. Accortomi dell’orario impietoso dico ‘capperi’ saluto tutti anche gli sconosciuti, stringo la mano al sorridente gestore e scappo verso la mia sobria autovettura parcheggiata solo due miglia marine più in la. Dopo alcune centinaia di metri sento la mia azione parecchio appesantita, penso sia colpa della trippa alla cipolla o dei quattro tiramisù, quando mi accorgo di aver attaccato alla mano ancora il gestore, che con un sorriso più stretto mi mostra il conto da pagare… che sbadato questo zio. Saldo con delle banconote e lascio di mancia un santino di Cicciolina su un coso da 29. Salgo verso casa a velocità prossima alla trasfigurazione, prendo bici, ruote, protezioni, cambio, acqua, berretto, integratore, caco, camicia, pantalone, caco ancora, calza di ricambio, multitool, sacca idirica, casco, carico tutto in auto e parto a razzo, faccio inversione e torno a prendere l’altra calza di ricambio. Nella strada che percorro verso il ritrovo, faccio due ripetute con l’auto e un po’ di discesa tecnica infilando due ruote nel canale di scolo.
Raggiungo i Lupi, attrezzatissimi in tutto e per tutto e ci avviamo degnamente al punto di ritrovo dove giungiamo quasi primi. Abbiamo tutto il tempo per prepararci con calma e sudare l’equivalente in litri del lago d’Orta.
La gara si svilupperà in questo modo: salita con pulmino e carrello più auto al seguito (roba di classe, moquette per terra, luci a led azzure, lucidato a nuovo; i Lupi ed il sottoscritto prendono subito possesso del mezzo, sudandoci dentro in attesa della risalita), partenza di corsa tipo LeMans montaggio della ruota anteriore depositata a destra su bici depositata a sinistra. Si parte, il gruppo di 21 agguerriti invitati parte chi al galoppo chi al trotto, monto la ruota anteriore e in neanche un quarto d’ora sono pronto a tuffarmi nel sentiero preparato alla perfezione. Subito vedo un gran taglio, che affronto spavaldo; Paul si infila sapientemente dietro di me sapendo del mio fiuto per i tartufi. Quando rientriamo nel percorso abbiamo perso solo tre posizioni, zio fujo namber uan.
Proseguo indefesso nella discesa, altri tagli più riusciti mi permettono di non guadagnare niente. Arriviamo al primo ristoro di birra dove i genitori di Ale si trovano davanti ad uno spettacolo mai visto: una ventina di individui di ogni età, vestiti tipo alberto camerini, puzzolenti come cinghiali che affondano le fauci nel liquido luppolato.
Riparto con Paul che mi supera al ristoro e mi viene in mente che dovevo fare una cosa stamattina ma non ricordo più cosa; inizia la discesa su asfalto e al primo tornante il freno dietro va a vuoto… ecco cosa dovevo fare, lo spurgo del freno! Chiudo la curva grazie ad un peto e proseguo la discesa… inizia il falsopiano in salita, oggi particolarmente falso. Supero un Paul che risente dell’ultima uscita in bici al SolcioSolcio di tre mesi fa e proseguo vedendo in lontanaza il Lupo Marco. In stato vegetativo arrivo al secondo ristoro dove bevo con gran fatica la seconda birra; riparto con Marco davanti e insieme scendiamo a mo di trenino lima, ma più piano. Sopravviviamo ai tornantini ed ai passaggi rocciosi quando, in stato di semi incoscienza veniamo sopraffatti dal terzo ristoro; nonostante lo spavento questa birra viene deglutita più allegramente e sempre allegri affrontiamo divertiti l’ultima parte della gara. Emetto alcuni suoni gutturali e nell’aria davanti a me si formano delle onde spaziotemporali tipo quando in star trek appariva la nave romulana. Entro in una di queste onde spaziotemporali e ne esco 10 metri prima di dove sono entrato… non ce n’è, oggi non sono fortunato nei tagli… Con la birra ormai in circolo l’ultima parte di percorso è uno spasso, arriviamo al traguardo in allegria e dopo una sacrosanta sgumma affronto la birretta finale cautelandomi di non incorrere nella famigerata numero 20, la birra mortale che fortunatamente sta già fermentando nello stomaco di Speda.
Seguono altri arrivi, tutti festanti e allegri seguiamo la premiazione finale con premi per tutti! La classifica finale stilata in tempo reale da Clavicola vede Ale vincitore della gara, ma in quanto grande organizzatore, cede il primo premio (un prestigioso pacchetto per un uichend adrenalina) a Ciocca, che si classifica secondo assoluto anche con una ruota bucata. Bianconi e Mao si portano a casa il prestigioso incursore colorato, mentre lo zio si sollazza con una pinta di detersivo per bici, un messaggio subliminale riguardo alla mia cura per le bici? Cappellino O-Connor pertutti da indossare rigorosamente con visiera dritta e orecchie dentro al cappello.

Lo Ziofujo alla Superenduro di Limone Piemonte

Oggi racconto della mia partecipazione alla gara di Superenduro valida per il campionato Italiano 2011…

Stamane parto alla volta del sud Piemonte con destinazione Limone Piemonte dove si tiene un happening enduristico a cui tenevo partecipare. Non che avessi ambizioni di maglie tricolori, ma certi avvenimenti mi attirano e ritengo sia bello essere presenti, anche senza fare una mazza, tipo quando i pensionati guardano la ruspa che rompe il tubo dell’acquedotto.

Tuttavia al suonar della sveglia alle 5.30 ho le balle in giostra, sarà per l’ora, sarà per la settimana pesante appena passata, sarà che non ho toccato bici per tutta la settimana, sarà che per andare in quel posto ho già avuto difficoltà lo scorso sabato, sta di fatto che parto senza un gran entusiasmo.

Che mi passa del tutto quando mi accorgo dopo un paio di km di aver dimenticato il tubetto del cammellodietro. Mi manderei a fan-gulo, ma ho troppo rispetto di me stesso per essermi svegliato dopo 3 ore di sonno per andare a fare una gara che mi divaricherà il 16.

Riparto e sembra la volta buona, ho le indicazioni stradali sicure, il navigatore dell’automezzo viene messo in aspettativa mentre quello del telefono è allertato in caso di bisogno. Verso Torino sono più allegro e mi fermo ad un autogrillo. Caffè brioche succo frutta. Esco dal locale e mi trovo un monovolume che ha parcheggiato così vicino alla mia macchina che non ci passa neanche l’aria; la cosa mi fa tornare di malumore, ma quando poco dopo i due buontemponi spostano il monolocale sradicandomi lo specchietto, noto che a bordo hanno due bici ammortizzate solo davanti con escursione pari alla lunghezza del loro pisello. Non credevo ci fossero forcelle così corte. A questo punto il fatto che le loro mogli vadano a letto con l’imbianchino è assolutamente accettabile.
Li insulto in dialetto, la cosa mi rallegra assai.

Aggirata la città olimpica mi perdo ancora, cazzo. Non è possibile, fan-cu-lo.

Infrangendo innumerevoli articoli del codice della strada e consumando una quantità di carburante che mi avrebbe permesso di raggiungere la stazione spaziale ISS, giungo a destinazione in orario.
Ma, una volta espletate le formalità competitive, mi ricordo di non aver praticato la seduta defecante. E pensare che proprio ieri mi vantavo con la mia signorina della regolarità sistematica durante l’ultimo viaggio. Ma da quando son tornato, non ho ancora prodotto niente di solido. certo che arrivare fino ad un posto che si chiama Limone per cacare, non è di buon auspicio.
Purtroppo però trattandosi di gara, sarebbe al quanto antipatico fermarsi nei pressi della partenza delle prove speciali e deporre in un cespuglio la quintalata marrone; così decido di seguire la frecce che indicano toilette… penso le chiamino così solo per la vicinanza con i nichilisti d’oltrape, perché io la toilette non l’ho mica trovata. Al suo posto c’era un cesso, più cesso del solito. Cerco di entrare nell’unico bagno chiuso per portare a termine la mia missione, ma ahimé qualcuno ha già avuto la mia idea. Quindi svuoto il gingillo a muro e attendo fuori che il bagno presidenziale si liberi; la cosa si fa lunga… e anche molle perché il misterioso individuo tira più volte l’acqua. Continua come se fosse in lotta con qualche essere mostruoso. Dopo 10 minuti di sciacquoni e visto che le sgumme mi piacciono, ma solo se fatte con la bici, opto per il piano B. Il Piano Bar.

Entro in un bar qualunque, di cui non farò il nome per ovvie ragioni e perché non me lo ricordo. Comunque è quello dove sono andato con Andre la scorsa settimana.
Nel frattempo l’autobotte di liquame all’interno del mio intestino sta facendo manovra per girare nel crasso. Gioco d’anticipo e prendo un thé al limone con torta, tutto con una classe degna di un lord inglese.
Mi libero della colazione e mi dirigo alla meta, non la bici, ma il bagno. ‘Frutto arancione che matura in autunno’. L’operazione si è risolta, sorprendentemente, in un monoblocco. Tutto sto casino per un coso singolo. Dopo essermi cartavetrato l’orifizio, mi giro per tirare lo sciaquone

AAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH CHI HA MESSO QUESTA SEQUOIA NELLA TURCA?!?!?

Ancora incredulo, gli do dentro di sciacquone, ma senza risultati. Ci vorrebbe una gru. prendo allora in mano lo scopettino e con un paio di stoccate riesco a convincerlo a scendere nel buco della turca, dove tuttora si trova con 4/5 centimetri fuori acqua, incastrato.

Me ne torno al mio impegno di giornata sconcertato da cotante dimensioni; non credevo di avere queste doti di elasticità.

Giunto in quota nell’attesa di partire per la prima prova, però capisco il vero significato dell’oggetto ostruente. Non si tratta di escremento o sequoia o vagone di treno, bensì del famoso coperchio del vaso di pandora. Ho dovuto dare fondo alla mia fantasia per coprire la quantità di emissioni gassose emesse in 5 minuti senza soluzione di continuità. Aiutato dal vento, credo di non essere stato scoperto. Nel caso verso Asti venissero trovati merli morti, non fatevi confondere da supposizioni di ufo o inquinamento globalizzante, è stato più semplicemente un vostro zio.